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Filologia, telematica e understatement: sono i tre concetti chiave per capire il processo di trasformazione subito dal Palazzo dei Giureconsulti a Milano, progettato da Vincenzo Seregni nel 1562 e proprietà della Camera di Commercio dall’epoca della dominazione austriaca. Filologia: la testimonianza dei pozzi romani nel seminterrato è stata salvata, così come è stata scrupolosamente restaurata la Sala del Consiglio al primo piano, un "parlamentino" ottocentesco, a emiciclo ligneo con fregi classicheggianti. Al piano rialzato, la Sala delle Colonne con l’ impianto rinascimentale ancora visibile, è stata trasformata in una sala conferenze. La Sala Donzelli al primo piano ha conservato il suo carattere di “salotto” ottocentesco e anche per lo scalone centrale (primo Novecento) è stata rispettata una lettura cromatica e decorativa fedele alle origini. Il progetto illuminotecnico ha seguito il progetto generale e i tre concetti chiave: nella sale "storiche" sono stati mantenuti gli apparecchi di illuminazione d’epoca, dotati di sorgenti luminose tecnologicamente avanzate. Negli spazi di nuova ristrutturazione,sono stati installati apparecchi di minimo impatto visivo dotati di sorgenti luminose con ottima resa cromatica e conformi alla normativa attuale. Si sono dimostrati efficaci e discreti per l'illuminazione degli uffici piccoli apparecchi come: "Laser" incasso (iGuzzini), "Calle" parete a luce indiretta, "Semaforo con sillaba" e "Canna da terra Fiorita" (Fontana Arte).

1990

Italia
Milano
Palazzo degli Affari ai Giureconsulti
Illuminazione generale interna

w/ Arch. R. Menghi
Foto: